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Michela Lenzi

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www.michelalenzi.it
Michela Lenzi nasce a Roma nel 1967; consegue nel 1986 il diploma di Maturità Artistica e nel 1994 il diploma di laurea all’Accademia di Belle Arti di Roma nella sezione di Pittura tenuta dal maestro Enzo Brunori e - per la cattedra di Incisione - dal professore Duilio Rossoni.                                                                                                                            Nel 2002 entra a far parte dell’Associazione di Ricerca Culturale Artistica ‘A.R.C.A.’ che racchiude nomi come Caradi, Bruno Caviola, Gianni Crialesi, Ali Al Jabiri, Marino Rossetti.                                                                                                                            Nel 2005-06 si specializza nel Web Design conseguendo gli attestati di Tecnico e Progettista Web. Nel 2007 entra a far parte dell’associazione d’arte ‘Espressioni d’Arte’ in cui si trovano nomi come Antonio Laglia e lo storico dell’arte Gianluca Tedaldi; concepisce un nuovo tipo di telaio per un quadro d’angolo e deposita il modello al Ministero dell’Industria di Roma. Nelle le varie esperienze lavorative, tra cui l’insegnamento, troviamo diverse collaborazioni nel campo del restauro, delle decorazioni, del cinema, del design e del Web Design.  Attualmente si dedica alla sua attività d’impresa , alla correzione di bozze e alla produzione artistica

 
2010: mostra collettiva  “Adrenalina  1.1” , presso 'Spazio Ottagoni', Trastevere, Roma
2007: mostra collettiva “Prospettiva Interiore”, presso le sale espositive della biblioteca ‘Marconi’ Roma.
2007: mostra collettiva (titolo da definire), presso le sale espositive della biblioteca ‘’Onofri’,  Roma.
2007: mostra collettiva associati ‘A.R.C.A.’ ed ospiti “Incontro d’Arte”, presso l’oratorio della SS. Annunziata, Riofreddo, Roma.
2007: mostra collettiva associati ‘Espressioni d’Arte’ ed ospiti “Il tempo ritrovato”, presso le sale espositive della biblioteca ‘Elsa Morante’ ad Ostia Lido, Roma.
2007: manifestazione ‘eco-artistica’ "Riciclonda", organizzata dall'Assessorato per le Politiche Ambientali e Scuola del XIII Municipio Paolo Stellino, dal Sig.re Marco Angelini e dal Sig.re Andrea Luzzi Franzoni, presso lo Stabilimento Balneare "Peppino a Mare" ad Ostia Lido, Roma. L’iniziativa si è conclusa con l’allestimento dell’esposizione fotografica " Riciclonda", presso a "Galleria Luxardo", Roma.                                                                                                                           
2007: esposizione personale presso il locale ‘Rossodisera’ al porto di Ostia Lido, Roma.                                                                                                                        2006: mostra collettiva itinerante di pittura e scultura associati ‘A.R.C.A., Roma’
2005: mostra personale “Interazione con la Natura”, con il Patrocinio del Comune di Roma, presso le sale espositive della biblioteca comunale ‘Elsa Morante’ ad Ostia, Roma.
2005: mostra collettiva “Dialogue Artist”, presso le sale espositive della biblioteca comunale ‘Elsa Morante’    ad Ostia Lido, Roma.
2005: partecipa alla prima mostra collettiva con i proprio compagni di Accademia “Nature molteplici”, presso l’Aula Consiliare del Municipio’ di Marta, (VT).
2003: mostra collettiva “Biennale del 18x24”, presso la galleria ‘Bisan’, Doha in Qatar.
2003: mostra collettiva associati ‘A.R.C.A.’ “Contatto”, presso le sale espositive della biblioteca comunale ‘Elsa Morante’ ad Ostia Lido, Roma.
2003: mostra collettiva “Il volo tra sogno, arte e storia”, presso la ‘Sala espositiva del C.A.S.C. della banca di Italia di Roma.
2002: mostra collettiva “Contro ogni violenza”, presso il  ‘Palazzo Comunale’ di         Boville Ernica, (FR).
2002: mostra collettiva associati ‘A.R.C.A.’ “Sulle orme degli Equi”, con istallazione, presso il ‘Palazzo Baronale’ di Roviano, Roma.
2002: mostra collettiva associati ‘A.R.C.A.’ “Racconti visivi”, con il patrocinio del Municipio XIII, presso le sale espositive della biblioteca comunale ‘Elsa Morante’ ad Ostia Lido, Roma.
1998: estemporanea di pittura “Ciochenonc’è”, Avezzano.
1993: mostra collettiva “Arte per 1000”, presso la ‘Sala 1’ di Roma.
1989: mostra collettiva “101 Artisti”, presso lo ‘Studio 1’ di Roma.
1988: mostra di pittura su ceramica e porcellana presso la scuola di musica ‘Mozart’ ad Ostia Lido, Roma.
1987: mostra personale presso il club ‘Carpe Diem’ ad Ostia Antica, Roma.
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Presentazione dell’artista   (2005)            Testi dello storico dell’arte e critico Gianluca Tedaldi
 
 
La novità di un artista si afferma nel riscontro con la situazione contemporanea, coinvolge il linguaggio  corrente e lo forza, in qualche modo, a rigenerarsi.
L’ambito della produzione della pittrice romana è abbastanza ben delimitabile: le interessa la Natura; gli insegnamenti di Enzo Brunori l’hanno indirizzata verso una concezione dell’immagine che sta sul crinale tra figurativo ed astratto. Le sue raffigurazioni di scorci paesaggistici, scorci di mare e profondità marine, sono tratte da immagini oggettive, fotografie che vengono poi sottoposte ad una particolare elaborazione che tende ad eliminare tutto ciò che risulti troppo descrittivo. Questo processo di astrazione si realizza nel taglio compositivo  (spesso dato dalla scelta di un particolare che occupa l’intero spazio pittorico) e nella tecnica.
 Già durante la frequentazione dell’Accademia di Belle Arti, la didattica di Enzo Brunori prevedeva un attento studio dei colori locali, concentrandosi su oggetti naturali dei quali veniva messa a fuoco una piccola parte con la ricerca sulla tavolozza di tutta l’inattesa gamma di tinte che erano possibile individuare.

Un altro accorgimento del Maestro era quello di chiedere ai suoi allievi di osservare la superficie di una fotografia con una mascherina che ne coprisse gran parte, lasciandone visibile solo un riquadro; muovendo questa finestra sulla figura si doveva infine raggiungere la consapevolezza dell’autonoma bellezza dei particolari.

Michela Lenzi ama trattare pigmento con la spatola, introducendo nella figurazione quell’aspetto libero e materico che contribuisce ad allontanare l’impressione di una predominanza dell’immagine sulla forma dipinta. Questa scelta porta con sé l’impegno a trattare la superficie della tela con grande tensione espressiva perché il colore assume un’autonomia quasi completa  e ciò che alla fine si propone allo spettatore è un vivace confronto di note cromatiche alle quali l’artista deve saper dare, in ogni momento la massima freschezza di timbro e di gesto: debbono ‘reggersi’ da sole, senza l’aiuto di un’immagine, una storia, qualcosa che distragga il fruitore dal concentrarsi sui rapporti di valore all’interno del quadro.

Rispetto all’originale immagine fotografica, ciò che Michela Lenzi ricava e trasforma in pittura è completamente diverso, tutto si semplifica e si carica di dinamismo: la similitudine con la musica aiuta ad intravedere questa svolta nella quale la figura si compone di note colorate che possono disporsi in scala o a contrasto e che saturano le possibilità espressive della tela. In genere, da una fotografia l’autrice ricava un acquarello di piccole dimensioni nel quale è già contenuto il principio ispiratore della figurazione, potremmo dire la sua idea fondamentale.

La trasposizione su tela comporta una elaborazione più complessa perché è mantenere la freschezza delle prime pennellate (e la loro libertà) quando si passa ad un altro formato (molto più grande, in genere) ed anche ad un altro tipo di pigmento. Questa seconda fase è di studio accurato, comporta prove di colore e di resa tonale fino alla scelta di una soluzione soddisfacente. L’immagine, come detto, è tenuta a freno ma c’è: i boschi di betulle sono riconoscibili agevolmente così come lo sono le onde marine, le chiome dei pioppi. Il colore varia e raggiunge timbri molto alti ma conserva il valore che possiede nel modello naturale, quello di trasmettere il sentimento della vita in atto e dell’inesausta varietà delle sue manifestazioni; i verdi dominano perché la scelta preferenziale di Michela Lenzi è verso il mondo vegetale ma subito dopo abbondano i rossi e il giallo-luce. Non c’è posto per le tinte intermedie, le terre, i grigi: tutto è molto intenso, come se dalla purezza del colore dipendesse anche la verità dell’immagine.

Bisogna anche considerare il rapporto che la pittrice instaura con la materia del quadro, sia la superficie della tela, sia la consistenza dei pigmenti. Il momento di passaggio alla tela grande (e quindi il tentativo di resa della qualità dell’acquarello in un contesto diverso) comporta, come detto, diverse prove. Fra questa c’è anche la scelta dei leganti e del tipo di pigmenti, eventualmente anche la decisione di usare una tecnica mista secondo le fasi del lavoro.

Michela Lenzi ha per la sperimentazione dei materiali una curiosità acuita dell’esperienza del restauro ed ama accostare colori di natura diversa: pastelli su base acrilica od oleosa, successivi strati di materia sintetica ed organica, leganti tratti dalla prassi del restauro; anche gli eventuali inconvenienti che si potessero presentare a seguito di queste commistioni (piccole screpolature o mutamenti di tono dell’essiccazione) vengono considerati anticipatamente dell’autrice come parte integrante del processo creativo e, come tali, accettati.

E’ evidente che questo rapporto con la materia diventa anche mezzo espressivo alla stregua dell’accostamento delle tinte; in questo modo l’artista mostra sensibilità verso un fenomeno molto significativo della cultura moderna, l’informale, associandolo però ad un procedimento figurativo e tutto sommato non ribelle alla tradizione.
Lo si potrebbe chiamare un recupero, come quello dell’astrattismo, entro i confini di una pittura che resta leggibile e fruibile anche senza il supporto di un complesso apparato critico (come invece è spesso indispensabile per le opere d’avanguardia).

Per concludere, qualche osservazione anche in merito a ciò che l’artista non mostra, vale a dire le immagini di figura. Il momento attuale è tutto indirizzato alla ricerca di soggetti naturalistici, ma Michela Lenzi ha una lunga pratica del disegno della figura che ha abbondantemente frequentato nel periodo precedente l’iscrizione all’Accademia e che tuttora insegna.
Un altro aspetto che merita di essere testimoniato è, inoltre, la competenza che la pittrice possiede della grafica elettronica finalizzata alla messa in rete, il ‘web design’.
La recente specializzazione che ha ottenuto in questo campo, le consente di mantenere un contatto aggiornato con l’evoluzione del mezzo artistico, anche se la sua scelta di privilegiare gli strumenti tradizionali dimostra come resti ancora praticabile la possibilità di seguire un percorso legato alle metodologie storiche dell’arte pittorica.
 
 
 
 
Presentazione dell’artista   (2008)             Testi dello storico dell’arte e critico Gianluca Tedaldi
 
 
La pittrice che imita la natura – non perché la copia ma perché agisce in sintonia con la natura stessa – intreccia una relazione con le cose che rappresenta e si specchia nelle immagini che ha creato un po’ come Narciso alla fonte, restando incerta se imprimere il proprio slancio alle cose o farsi da esse plasmare nell’intimo.
Nelle opere recenti si assiste ad un progressivo addensamento della macchia cromatica che acquista margini più netti e sembra che la relativa incertezza della visione del naturale (che si attaglia al linguaggio impressionista) si vada sostituendo una immagine più mentale, una sintesi dell’impressione che si trasforma in sensazione, secondo un processo anch’esso molto spontaneo, simile a quello che caratterizza l’apprendimento nella fase evolutiva della nostra crescita.
Un dato importante per verificare la naturalezza dell’ispirazione di Michela Lenzi è forse proprio contenuto di questo cambiare del linguaggio perché solo ciò che si trasforma può dirsi vivente.
Per quanto riguarda i colori, invece, in continuità rispetto al suo percorso originario, la pittrice accosta tinte di intensa qualità, cosa che la sua scelta stilistica (sul crinale tra figurazione ed astrattismo) le consente di fare senza vincoli od inibizioni che in genere derivano dallo scrupolo veristico. Tradotto in termini sentimentali, il cuore è verace come un gesto spontaneo.
 
 
 
 Presentazione dell’artista                   Testi dello storico dell’arte e critico Gianluca Tedaldi
 
 Il versante astratto dell'arte di ispirazione naturalista ha il difficile compito di trattare della più spontanea fra le esperienze - quella, appunto, del contatto con la Natura - usando un modo espressivo che non sia "verista" nel senso che non si serva dell'effetto di somiglianza esteriore con le cose rappresentate ma vada a cercare una più profonda ragione, possibilmente anche carica di contenuto affettivo. Si potrebbe usare, per Michela Lenzi, il termine mimetico, che, alla traduzione dal greco in italiano suonerebbe sempre "imitazione" ma, in questo caso, viene adoperato per significare che l'artista ha operato analogamente alla natura, non solo preoccupandosi di catturare le somiglianze epidermiche. Che significa, però, fare pittura allo stesso modo in cui la Natura fa il suo lavoro che è quello di creare e modificare? Anzitutto senza avere a pretesa di separare il ragionamento dall'emozione, il progetto dallo slancio creativo, il colore dalla forma. La natura procede per passi che sono sempre vitali e che sempre posseggono una loro bellezza intrinseca e anche quando si evolvono ciò che è venuto prima conserva la sua unicità. Lavorare con i colori come la natura fa con la linfa e le carne vuol dire amare momento per momento la materia che si usa e anche lo spazio in cui la propria creatura viene ad inserirsi. Michela Lenzi ha studiato con Enzo Brunori che l'ha iniziata al gusto dell'infinita ricchezza del reale in un modo in fondo semplice, suggerendole di partire da un particolare di qualche immagine che, a grandezza naturale appare come un soggetto facilmente riconoscibile, per trovare - in quel dettaglio staccato dal tutto - le qualità della pittura astratta, concentrandosi sui valori tonali e di segno senza preoccupazioni illustrative. Da questo punto di partenza, l'artista ha poi proseguito il corso della sua ricerca aprendosi anche all'uso di materiali nuovi o al coinvolgimento delle strutture ambientali. Una sensibilità così spiccata per le promesse e l'intima attitudine di forme e strumenti è forse appannaggio più specifico della sensibilità femminile che riesce a tenere nel giusto equilibrio il ruolo del progetto rispetto a quello che della voce quasi impercettibile di tutte le cose si rivolge all'artista come ad un'entità sorella che ha il dono della voce per esprimere l'animo del mondo.
 
 
 
 
 Presentazione dell’artista                                            Testi dell’artista Mario Di Cara (Carati)                http://caradi.it/
 
 
Fermando l’attenzione sulle opere pittoriche della Lenzi, abbiamo la certezza di trovarci in presenza di un’artista autentica. Un’artista dicevo, che pur sentendo la necessità di esprimersi in astratto-aniconico, fa trapelare la sua forte spiritualità creativa ed un’ansia interiore, diversa da un Modigliani o un Martini, ma che tocca parimenti le corde di una sofferta liricità.

Infatti, l’impatto pittorico e le note cromatiche in esso contenute, sono ben lontane da un discorso espressivo ermetico, dai contenuti emblematici, come in molta arte di oggi si vede in nome di una mal riposta filosofia.

A ben vedere dunque le opere sono ben orchestrate nei corposi striti cromatici, nei toni e in intensità che va a digradare significatamente verso l’alto, mai affidati al caso come l’action painting, con una resa espressiva animata da matura consapevolezza attraverso un modellato morbido, quasi ovattato, che coinvolge psicologicamente il potenziale osservatore.

La tessitura fattuale scandisce, come dicevo, note e ritmi musicalmente impostati  nella loro sequenza da toni bassi che tendono ad elevarsi in alto, verso nuove spazialità e temporalità aspirate quasi a dirimere il clamore e le contraddizioni del quotidiano, per raggiungere simbolicamente nella quiete e in una nuova luce le sfere di una sognata poesia.
 
 


il premio adrenalina

Le opere in gara di Michela Lenzi

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"Guardandomi, mi ritrovo così, nell'estrema bellezza di me!" Cos'è la bellezza se non l'estrema consapevolezza del proprio Essere? Nell'infinito divenire, l'evolversi appare nel momento in cui riconosci chi sei!
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